Breve storia d'Italia ad uso dei perplessi (e non) by Mario Isnenghi

Breve storia d'Italia ad uso dei perplessi (e non) by Mario Isnenghi

autore:Mario Isnenghi [Isnenghi, M.]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: eBook Laterza
ISBN: EPUB9788858100721-109487
editore: Editori Laterza
pubblicato: 2012-10-15T00:00:00+00:00


L’educazione dell’Italiano

Questa drammatica scelta appartiene al domani. Intanto, nella seconda metà degli anni Venti e sempre più negli anni Trenta, l’Italia risulta piegata e organizzata dal Regime fascista: e non ci si accontenta di governare, si vorrebbe invadere la vita quotidiana della gente. Questo, usando tutti i mezzi possibili. Uno degli eroi della modernità nell’Italia fascista è Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, che viene anche elevato alla presidenza della nuova Accademia d’Italia. È una fortuna, per un regime del genere, trovarsi a disporre di nuovi e potenti strumenti di comunicazione e di indottrinamento come la radio e il cinema; un grande giornalista, un oratore trascinante come Mussolini monopolizzava già la stampa e la piazza per «rifare» a suo gusto gli Italiani. Il settore delle comunicazioni di massa è talmente congeniale a Mussolini e alla natura del suo partito-Stato che, in pochi anni, quello che era originariamente un semplice ufficio stampa alle dipendenze del ministero degli Interni diventa il ministero della Stampa e Propaganda; che alla metà degli anni Trenta – per dargli ancora più peso – si trasforma nel ministero della Cultura popolare (i maligni e i «mugugnatori» storpiano in Minculpop). Si occupa di giornali, cinema, teatro, musica e di ogni possibile manifestazione popolare; sorveglia, censura oppure dà il via; agevola o blocca la produzione di opere teatrali, film, spettacoli, libri, fumetti; d’accordo con il ministero degli Interni, paga sotto banco informatori, propagandisti e spie reperendoli e infiltrandoli nelle case editrici, nei giornali, nelle università, nei locali pubblici: dove – ingiungono avvisi affissi sui muri – discutere è proibito e non si fa politica.

Della scuola si è già detto parlando della riforma Gentile: aggiungiamo che il ministero della Pubblica istruzione viene ridenominato ministero dell’Educazione nazionale. È un nome più ambizioso, il segno che si vuole scendere nel profondo, impadronirsi delle menti e degli animi. Questa battaglia di conquista e sottomissione del popolo italiano – o di forzata «nazionalizzazione delle masse» – la si vuole condurre riempiendo la vita di tutti a tutte le età: si impara a essere «buoni Italiani» – cioè fascisti – fin da piccini, maschi e femmine, entrando d’ufficio nell’Opera Nazionale Balilla e poi nella Gioventù Italiana del Littorio: una trafila di associazioni, di divise, riunioni, simboli, frasi fatte, armi e azioni militari simulate o vere. Bisogna imparare sin da piccoli a marciare non marcire e a vivere pericolosamente: due fra i tanti motti epici fatti scrivere sui muri dal segretario del Partito Achille Starace, un uomo tutto di un pezzo, un fedelissimo del duce, che arriverà a pretendere dai gerarchi che saltino a mo’ di acrobati da circo attraverso un cerchio di fuoco, per dimostrare di non amare la vita comoda e di essere degni di un regime il cui inno ha per titolo e parola d’ordine Giovinezza (finirà fucilato dai partigiani a piazzale Loreto, accanto al cadavere di Mussolini, nell’aprile del ’45).

È proprio sulla questione dei giovani – chi ne possiede l’animo e ne orienta le fantasie, controlla il futuro – che, poco dopo la



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